LA DONNA DEI GRILLI, di Mario Volpe

LA DONNA DEI GRILLI, di Mario Volpe (Diogene Edizioni – ottobre 2021)

Questo romanzo è il racconto di un rapporto, quello tra nonna e nipote attraverso un testamento di memoria, ma è anche la storia di un Paese, la Cina spesso raccontata in maniera ingiusta, approssimativa e con molti pregiudizi. Uno straniero guarda dalla finestra di un lussuoso albergo l’abbattimento feroce di un quartiere storico cinese, le macerie di secoli e di stenti, l’ennesima violenza verso i deboli in nome di una riqualificazione dei territori cinesi che è uno sfregio della tradizione, e lo fa attraverso uno sguardo non da forestiero, ma da cittadino del mondo, non da invasore ma da viaggiatore, così come fece Marco Polo. Immaginiamo di essere in una casa cinese, nel distretto di Liwan, trasportati negli anni novanta, di sorseggiare un tè preparato con cura, con foglie profumate immerse in acqua calda, una bevanda che fa bene all’anima e di ascoltare una vicenda. Davanti a noi nonna Mei, la vera protagonista del romanzo e sua nipote, la novelliera. Guardiamo scorrere dinanzi al nostro sguardo le immagini di una Cina che marcia attraverso il sacrificio dei vinti verso il Progresso, imperitura e ostinata, incurante delle TRADIZIONI, INVAGHITA DI POTERE, AVVILUPPATA IN UN sortilegio di ammodernamento a tutti i costi, un mostro di Progresso a spese dei diritti, della cultura e della vita.

Nonna Mei rappresenta la famiglia per la protagonista i cui genitori sono stati portati via da quei treni di cui si parla poco, obliati dai libri di storia e non solo. L’unico guadagno, i pochi soldi per vivere, proviene dall’attività itinerante di un banco che vende grilli fritti, croccanti ghiottonerie per tre miseri yuan a porzione. E mentre attorno ai personaggi sopraggiunge anche attraverso il cibo e le bevande, come la coca cola, il progresso, nonna Mei, determinata continua a friggere grilli. Tutto sta cambiando velocemente eppure i personaggi del romanzo rimangono fedeli al loro patrimonio culturale, alle loro case, alla loro storia, sfidando le autorità per custodire i ricordi. E’ una Cina in cui è negato il diritto alla vita, con la legge dei figli unici, quello alla proprietà privata, ma persino quello di innamorarsi in maniera libera. Eppure in queste pagine non si respira critica, pregiudizio, ma solo sete di conoscenza, una comprensione empatica e umana.

Sotto la carta svolazzante per caso la protagonista scopre uno spesso strato di dazebao con una fiammante stella rossa. Sono per strada, con il peso del loro carretto, nonna e nipote, passato e presente, e su di loro incombe la violenza del governo che decide per tutti e nasconde la verità come il venditore di carne Chen, con i suoi spiedini.

Questo è anche un romanzo di formazione, nel quale la protagonista “ alla ricerca della possibilità di scegliere per sé”, da bambina si ritroverà donna, conoscerà il mondo e sé e per riconoscersi adulta litigherà con gli affetti più cari, la nonna, come tutti i giovani che per trovarsi hanno bisogno di opporsi e di smarrirsi, animati dal furore di voler cambiare il mondo e per farlo si oppongono alle regole e alla tradizione.

E così la protagonista si unirà all’onda dei rivoluzionari, sfidando il regime. Tornerà a casa salva e rotta.

Nonna Mei stanca, con la testa penzolante assiste al cambiamento inesorabile della Cina cieca ai diritti delle persone e alla difesa delle libertà, mentre la nipote con la rabbia a condurla fa della protesta il suo vivere. Nonna Mei piegata dai dolori, dalla fatica, dalle idee del Comunismo che sono state tradite dalla follia di Mao, vinta dalle perdite, prima il marito, poi il figlio e la nuora teme di perdere anche la nipote. Il prezzo della libertà è troppo alto per la povera gente che si vede strappate case e ricordi, eppure alla fine sarà proprio lei a rendersi artefice, fabbro di cambiamento. In realtà saranno i suoi grilli, un tempo nutrimento per due bambini denutriti a spianare la strada della giustizia. Uno dei due bambini che nonna Mei sfamava diventato ispettore rappresenterà la Speranza che irrompe lì dove tutto sembra essere senza senso.

Riuscirà il giovane ispettore Meng a decidere qual è “la cosa giusta” affinché nessuno possa rubare il passato?

“non possiamo vivere senza la speranza di conservare il nostro passato” come ci insegna la figura poetica del calligrafo: il signor Ming.

Recensione di Luisa Ciccone

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