SETTE SOTTANE autobiografia involontaria, di Monica Vitti

SETTE SOTTANE autobiografia involontaria, di Monica Vitti

Senza un ordine cronologico, distratta e simpaticamente confusionaria, Monica Vitti, nel 1993, presentava la parte più intima senza scalfire il suo adorabile personaggio sia teatrale che cinematografico.

Sette sottane Monica Vitti Recensioni Libri e News

Una donna piena di paure e di domande senza risposte. Fragile ma al contempo coraggiosa.

Un’autobiografia tenera e sinceramente pasticciona che fa sorridere anche nei percorsi più dolorosi.

Monica Vitti è una grande attrice, un’icona del teatro e del cinema, irresistibilmente comica, intensamente impegnata in pellicole di autore.

L’ho amata, l’ amo ancora, per il suo stile da antidiva, il sorriso largo e spartano, il suo modo naturale, quasi improvvisato, di recitare.

E in questa lontana autobiografia emerge una Monica Vitti, quella vera, che si è fatta da sè, che ha avuto bisogno di recitare prima ancora di respirare, la bellissima che non era considerata tale, la creatura piena di slanci e di affetti, l’attrice di successo che detesta viaggiare e ha una gran paura dell’aereo, che perde tutto, che brucia l’arrosto…

Questa lettura, pur nelle sue ripetizioni, nel disordine del narrato, non ha fatto altro che confermare la sua grandezza nell’essere autentica, unica e profondamente umana nelle sue labirintiche elucubrazioni mentali.

Non più presente da qualche anno nel mondo dello spettacolo a causa di una grave malattia degenerativa, rimane nel mio e nel vissuto artistico come una delle più grandi “dive dell’incomunicabilità” e dell’avanspettacolo italiano e internazionale.

“Ora io vi domando: dal momento che, vista da fuori, io sono una privilegiata, ed è vero, godo di agi e di vantaggi, allora perché a volte vivo cosi male? Colpa mia? Si. Credo proprio di si”.

P.s. mi piacciono le biografie e/o le autobiografie di personaggi famosi, soprattutto attori e attrici : mi permettono di conoscerli meglio al di fuori dei loro personaggi fittizi.

Ed è una vera sopresa, ogni qualvolta, constatare che si tratta di “comuni mortali”, proprio come gli spettatori che ammirano le loro perfomances

Recensione di Patrizia Zara

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