MILKMAN, di Anna Burns

MILKMAN, di Anna Burns (Keller)

In una Belfast mai nominata ma riconoscibile, di fine anni Settanta, nel pieno del terrorismo dell’IRA e della lotta fratricida tra irlandesi seguiamo la storia di sorella di mezzo, una giovane ragazza figlia di una famiglia numerosa che ha pagato già il suo tributo alla lotta armata. Di lei non conosciamo il nome ma sappiamo che è considerata inaccettabile perché legge mentre cammina. La sua strana mania è il suo trucco per estraniarsi da una realtà durissima che la circonda.

“Tu leggi mentre cammini. A me piace leggi mentre cammini. È la tipica cosa silenziosa e discreta che fai credendo che non ci sia niente di strano e che nessuno la noti. Ma è strana, forse fidanzata.. Non è normale. Non è sopravvivenza. È ostinazione, una cosa che disorienta, e nell’ambiente in cui viviamo ri fa passare per una persona testarda, perversa. “

Sono anni quelli in cui l’Irlanda è divisa tra noi e loro, religione giusta e religione sbagliata, al di qua e aldilà del mare. Anni in cui la delazione è all’ordine del giorno, gli attentati e le esecuzioni sommarie sono quasi quotidiane. Si vive in un clima continuo di ansia, sospetto e pettegolezzo. La storia che ci racconta la Burns è strettamente legata a quel contesto storico e geografico ma al contempo è storia del mondo intero. Ovunque vi siano vessazioni, imposizioni e violenze. E il suo respiro è talmente universale che la scrittrice sceglie di non nominare mai la località e di chiamare ogni personaggio soltanto con una caratteristica che lo contraddistingue senza mai utilizzare il nome proprio. Cosi, durante la lettura , ci ritroveremo a navigare e tra sorella di mezzo, sorella maggiore, cognato numero tre, lattaio e vero lattaio, ragazzo nucleare, ragazza dei veleni e quasi fidanzato.

Questo ovviamente non rende semplice e lineare la storia tanto è che The Guardian nella sua recensione definisce lo stile della Burns una lettura macina cervello e si spinge oltre definendola “digressive and batty”.

Certamente la sia scrittura è unica e riconoscibile. Con uno stile estremamente ritmato e musicale coinvolge il lettore gettandolo, attraverso l’uso sapiente del discorso diretto, nella stessa ansia anticipatoria provata dalla protagonista e da chiunque altro si ritrovi a vivere in una realtà cosi violenta e claustrofobica.

Da leggere per chi vuole conoscere una voce certamente fuori dal coro nel panorama letterario mondiale.

Recensione di Annachiara Falchetti

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