IL BRUCIACADAVERI, di Ladislav Fuks

I BRUCIACADAVERI, di Ladislav Fuks (Miraggi)

“i nomi non significano nulla. Il bruciacadaveri di Ladislav Fuks come metafora della patologia collettiva del nazismo”.

Cosi esordisce nella postfazione Alessandro Catalano e la sua affermazione non potrebbe trovarmi più d’accordo.

Il romanzo si apre in una Praga alla vigilia dell’ascesa di Hitler al potere ed è la strana storia di un buon padre di famiglia che svolge il compito di addetto al crematorio del cimitero.

Un uomo all’apparenza dolce, educato, dedito alla moglie e ai figli, con atteggiamenti e locuzioni un po’ fuori modo, quasi da vecchio gentiluomo. Un uomo che non beve, non fuma e legge in continuazione il Libro tibetano dei morti e i decreti legge inerenti all’attività dei crematori.

Ma nel dipanarsi della storia, probabilmente solo verso la fine, scopriamo che questo simpatico e azzimato signore probabilmente è un ottimo manipolatore con la sua famiglia e con il lettore. Una volta giunti all’epifania finale infatti, tornando indietro nella narrazione ci si accorge di come l’autore abbia disseminato indizi a bella posta per aiutarci a non cadere nelle trappole tese dal suo protagonista.

La scrittura di Fuks è unica, particolare e discosta dagli altri scrittori cechi della sua epoca.

Il bruciacadaveri è un libro intenso, grottesco a tratti e con più piani di lettura.

Lo consiglio assolutamente.

Recensione di Annachiara Falchetti

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