INFANZIA DI NIVASIO DOLCEMARE – Alberto Savino

INFANZIA DI NIVASIO DOLCEMARE, di Alberto Savino

L’Atene dei primi anni del Novecento è un olimpo diroccato, bruciato dal sole, dove si avvicendano bizzarri personaggi di una nobiltà decaduta, deformata dagli occhi bambini di Nivasio Dolcemare, che altri non è che lo stesso Savinio in anagramma, alias Alberto De Chirico. In quest’arte del nascondimento vengono coinvolti gli stessi genitori, il commendator Visanio e la signora Trigliona, la servitù di casa, i notabili della capitale, sordi al declino incombente, immemori della magnificenza delle antiche vestigia.

In assenza di una vera trama, Savinio raccatta i frammenti sparsi e li dispone secondo il filo d’Arianna della memoria che deraglia da una stabilita cronologia, procedendo per stupori, euforie, illuminazioni. Al punto che, avanzate alcune tessere del mosaico, l’autore, piuttosto che tagliarle fuori, le inserisce in un’appendice che degrada in frantumazioni, in grumi di polvere.

Il tono è farsesco, di quella raffinata satira che mandava in visibilio Sciascia, tuttavia non mancano pagine di una forza insondabile, come quella relativa al tramonto dell’infanzia, con immagini che marchiano a fuoco l’epifania del passaggio, la consapevolezza del traumatico ingresso in un’altra età.

Recensione di Riccardo Del Dotto

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