LIZZIE Shirley Jackson

LIZZIE, di Shirley Jackson (Adelphi)

“Quello che il dottor Wright otterrà al termine della sua terapia sarà una nuova Elizabeth Richmond, con la sua mente. Lei penserà e mangerà e ascolterà e camminerà e farà il bagno. Non io. Forse sarò una parte di lei, ma io questo non lo saprò: lo saprà lei.”

Elizabeth Richmond è una ragazza di ventiquattro anni, anonima, banale, neanche troppo intelligente né molto carina, di quelle persone che si dimenticano un attimo dopo averle viste, che neanche si notano, a dir la verità. Vive con sua zia Morgen da quando sua madre è morta, anni prima, e lavora come impiegata in un museo. La sua vita procederebbe, noiosa e banale, ma liscia e sicura, su binari prevedibili, se non fosse per quei continui mal di schiena e mal di testa che non le danno tregua da un po’ di tempo, e durante i quali ad un certo punto è come se perdesse la presa su di sé, in una sorta di catalessi, ma solo interiore, perché esteriormente resta sveglia e attiva, e anzi, dice cose che non ha mai detto, che non riconosce come sue, e che poi non ricorda.

La zia Morgen, preoccupata, la porta dal medico, il quale la indirizza da un suo amico psichiatra, il dottor Wright; durante una seduta di ipnosi, lo psichiatra scopre che in Elizabeth albergano altre personalità, che si alternano, e lottano tra loro per emergere, causando la sofferenza fisica e psichica della ragazza. Il medico intuisce (perché al riguardo tutte le personalità sono particolarmente omertose) che la frantumazione della personalità originaria di Lizzie è avvenuta in vari momenti ed è stata dovuta essenzialmente a episodi legati a sua madre, al suo comportamento da viva e alla sua morte.

Man mano che l’analisi procede, Elizabeth sprofonda sempre di più nel suo abisso mentale, e il timone della sua vita viene preso dalle altre personalità dentro di lei, che poi non sono altro che parti di sé soffocate o traumatizzate.

Come tipico della Jackson, molti particolari restano inspiegati, ma solo rivelati e lasciati all’interpretazione del lettore. Ci si chiede ad esempio quanta oscurità ci sia nel dottor Wright, ma soprattutto nella zia Morgen e negli strani idoli che popolano la sua casa. È come se ogni personaggio del libro avesse la sua personalità nascosta, la sua vita in ombra, il suo passato oscuro, che va a toccare e ad influenzare la vita degli altri attori di questo grottesco e inquietante teatro dell’anima.

Recensione di Azzurra Carletti

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