RAINBIRDS, di Clarissa Goenawan

Clarissa Goenawan, Rainbirds, Carbonio Editore, 2021, traduzione di Viola Di Grado (Carbonio – novembre 2021)

Gran bell’esordio letterario per Clarissa Goenawan, giovane autrice nata nel 1988 in Indonesia da una famiglia originaria di Singapore.

Rainbirds è ambientato nel Giappone degli anni ’90. Nella piccola città immaginaria di Akakawa, Keiko Ishida è stata appena uccisa. A Tokyo, suo fratello Ren, il narratore, abbandona tutto, inclusa, temporaneamente, la fidanzata, per precipitarsi sulla scena. Keiko era più grande di Ren di nove anni e (per motivi che il lettore scoprirà presto) quando lui era bambino, lei gli ha fatto più da madre che da sorella. Ora, in un certo senso, Ren sembra quasi scivolare nella sua vita: viene assunto come insegnante di inglese nella scuola dove lavorava la sorella e prende il suo alloggio presso la famiglia Katou, che è decisamente inquietante: la padrona di casa è malata di mente e tenuta nascosta; i coniugi Katou avevano una giovane figlia morta in circostanze misteriose.

Pur vivendo in qualche modo come viveva Keiko, Ren cerca di dare un senso agli aspetti della vita di sua sorella che in precedenza gli erano stati nascosti e, quindi, anche agli aspetti della sua stessa vita attualmente misteriosi per lui. È anche desideroso di scoprire le circostanze della morte della figlia dei Katou e, naturalmente, di scoprire chi ha ucciso sua sorella e perché.

Le varie varie trame e sottotrame, che si intersecano e dialogano tra loro durante il romanzo, avrebbero potuto creare confusione, ma Clarissa Goenawan le gestisce con disinvoltura e con estrema maestria. Nelle sue mani, quello che avrebbe potuto essere un giallo convenzionale – chi ha ucciso Keiko? – si trasforma in un raffinato studio psicologico sui protagonisti, mentre Ren lotta per capire se stesso, sua sorella e il loro passato condiviso. Quella che ne esce è un’indagine commovente sull’amore, la perdita e il dolore.

Un gran bel romanzo per una scrittrice che definire promettente è davvero troppo poco.

Recensione di Moreni Migliorati

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