FUMO NEGLI OCCHI E altre avventure dal crematorio, di Caitlin Doughty (Carbonio)

“Possiamo vagare senza meta fino a ritrovarci in una ferale distopia, negando il fatto che anche noi un giorno periremo e nascondendo alla nostra vista i corpi di chi è già deceduto. Fare questa scelta significa continuare a tenere e a ignorare la morte e l’enorme ruolo che essa esercita nelle nostre vite. Riaffermiamo invece la nostra mortalità, e scriviamo con parole audaci e coraggiose un ’Ars moriendi per l’epoca moderna.”
Fumo negli occhi è un libro non adatto a tutti. Caldamente sconsigliato a chi non ha uno stomaco forte o è particolarmente impressionabile.
Caitlin Doughty è la fondatrice del movimento the order of the good death, una associazione che si prefigge lo scopo di cambiare la visione asettica ed edulcorata della morte e dei morti che imperversa nel mondo occidentale da più di mezzo secolo. Questo libro è la narrazione del suo primo incontro con il lavoro di addetta ai forni crematori in una impresa di pompe funebri Californiana.
Con una grande ironia l’autrice si racconta fin dalla giovanissima età, quando era una bimba egualmente respinta ed attratta dalla morte e dalle sue implicazioni.
Interessantissime le digressioni sulle culture e gli usi funerari di popoli ormai spariti o semplicemente lontanissimi da noi, attraverso le quali Caitlin ci invita a riflettere su come i paesi sviluppati e tecnologici abbiano sempre più relegato la morte ai margini.
Siamo popoli che non hanno quasi più contatto con i defunti.
Paghiamo altre persone perché compiano al nostro posto tutti quei rituali funerari che servivano ad elaborare un lutto.
Negli Stati Uniti esiste un business milionario che va dai tanatoestetisti agli imbalsamatori professionisti.
Diventiamo sempre più evoluti eppure siamo sempre meno in grado di accettare la naturale decomposizione della morte.
“Arriviamo a spendere 100 miliardi all’anno in prodotti anti età, mentre 3,1 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono letteralmente di fame. La negazione si manifesta anche nell’ambito tecnologico e nel contesto architettonico in cui viviamo, dandoci l’illusione di avere meno cose in comune con la carcassa di un animale investito da una macchina che con le linee eleganti di un Mac Book”
Recensione di Annachiara Falchetti

Commenti