Metà fuoco, metà acqua, di Wang Shuo (Libreria editrice Orientalia)

Questo romanzo è forse l’esempio più conosciuto di quella che in Cina venne chiamata negli anni Ottanta e Novanta, la letteratura dei teppisti.
Wang Shuo è infatti l’autore che più di ogni altro ha dato voce ad una generazione di giovani cinesi che, ormai distaccatasi dalle antiche tradizioni, si è ritrovata a dover fare i conti con un assetto politico, sociale ed economico che ha stravolto il volto della Cina proprio in quegli anni.
Protagonista indiscusso del romanzo è Zhang Ming che vive ai margini e si mantiene organizzando truffe di ogni genere. Tutto pare cambiare quando incontra una giovane ed ingenua studentessa con la quale arriva quasi a pensare di poter modificare un futuro che pensava già scritto.
Ma come spesso accade, anche nella vita di Zhang Ming esiste un prima e un dopo, un tetro buio ed una fioca luce, un passato ed un futuro ,una dualità continua che già lo stesso titolo evidenzia.
Così, senza null’altro raccontare, sappiate che l’autore ci fa ritrovare il suo protagonista alcuni anni dopo e ce lo mostra quasi osservandolo attraverso uno di quei vecchi strumenti di ottica e fotografia in cui le immagini apparivano rovesciate per mostrare alle nuove generazioni di giovani cinesi che la speranza nel proprio cambiamento non va mai abbandonata.
Piccola nota di colore: il maestro Stephen King ha speso parole di grande apprezzamento per Wang Shuo forse per quel suo stile crudo e tagliente o per il disincanto e l’assenza di giudizio con cui descrive tutti i suoi personaggi.
Sicuramente ad oggi resta uno degli autori più amati ed apprezzati in Cina anche per la sua capacità di illuminare anche gli angoli bui degli anni a cavallo della Rivoluzione Culturale con un acume e una capacità di cogliere le modificazioni sociali pressoché unica
Recensione di Annachiara Falchetti

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