LA SINFONIA DELL’ADDIO, di Edmund White

“I gay della mia generazione, in particolare quelli che avevano condiviso le mie esperienze, erano morti o stavano morendo. Quelli più giovani, con la testa rasata, gli spilli al naso, i tatuaggi, e gli stivaletti, sembrava che appartenessero a una razza diversa, militante, addirittura militare [..].•
Edmund White è stato ed è ancora, pur se ultra ottantenne, uno degli scrittori più attivi nel mondo queer statunitense.
I suoi libri hanno raggiunto milioni di lettori in patria e fuori è proprio all’apice della sua notorietà White ha dichiarato al mondo la sua sieropositività divenendo una bandiera nella lotta all’HIV.
Ne La sinfonia dell’addio ci racconta gli anni del suo arrivo aNew York da Chicago e delle sue successive permanenze a Roma e a Parigi. Con un linguaggio a volte crudo e senza mediazioni riporta in vita una intera generazione di uomini ed artisti omosessuali che hanno animato la scena americana ed europea dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, fino al terribile avvento dell’HIV che ha spazzato via la maggior parte di loro.
Il racconto non è mai tragico né tantomeno pietistico perché la scrittura di White rifugge da ogni forma di autocommiserazione e, al contrario, si avvale spesso dell’arma dell’ironia per raccontare una storia personale ed universale che trascende dall’orientamento sessuale.
Per chi fosse amante dei saggi e delle biografie ufficiali ricordo che questo autore ha scritto per Il Saggiatore un meraviglioso saggio biografico su Jean Genet
Recensione di Annachiara Falchetti

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